Project Description

Ristorante Miramonti L’altro

Punteggio: 5s / 5
Prezzo (escluso bevande): 90 / 150,00 euro cad.

  • CHEF: ‎Philippe Léveillé
    SOUS CHEF: Arianna Gatti

  • Miramonti L'Altro - variazioni d'anatra2sito
  • Miramonti L'Altro - variazioni d'anatra1sito - variazioni d'anatra1sito

Specialità consigliate

  • Lumache quasi alla bourguignonne
  • Composta tiepida di polpo e pan brioche con purè di patate
  • “Il cappuccino”
  • Volevoessereunpomodoro!!: Tartare di gamberi, bufala e gazpacho
  • Alici nel giardino delle meraviglie: quadro di verdure in diverse consistenze
  • Insalata di quaglia: uova e soia
  • Risotto ai funghi e formaggi dolci
  • Spaghetto nero ….. “splash”: burrata e calamari
  • Farfalle con frattaglie di agnello e tartufo nero
In fondo al mar : spaghetto, alga bruna e lumachine di mare
  • Ravioli liquidi di baccalà: brodo di cipolla e cedro candito
  • A tutta triglia!: variazioni di triglia
  • “Paint it black”: capasanta e barbabietola in diverse consistenze,
  • Astice al corallo: daikon e peperoncino dolce
  • Anguilla croccante: miele e cipolla
  • Cassoeula: maiale e verza
  • Come una lepre alla royale
  • Stracotto di cappello del prete al vino rosso e scalogno confit
  • Piccione in due servizi: cioccolato e broccolo fiolaro
  • Anatra confit con miele e pepe Sichuan
  • Crescendo di agnello con finale di suo carré
  • Gelato di crema “Miramonti”
  • Crème brulée di gorgonzola e mostarda senapata
  • LimoniAmo

Come un rito ben augurante anche quest’anno è arrivato il momento fatidico del compleanno ed ho voluto concedermi un grande stellato. A parte la solita curiosità golosa, è stata una curiosità anche “umana“ a spingermi fino a Concesio. Volevo conoscere di persona lo chef Philipe Leivellè, cuoco di origini francesi ormai italianizzato da tempo, patron del due stelle Michelin Miramonti L’Altro.

Non ci siamo mai visti ma in maniera inconsueta si è creato un bel feeling virtuale, tramite scambi di messaggi vocali. Strano ed inspiegabilmente, subito a nostro agio a chiacchierare senza mai esserci conosciuti. Una sintonia e un’empatia che mi ha stupito. Sono un’istintivo e questo mi ha fatto capire tanto sullo chef. Una persona alla mano, semplice e dai valori ben saldi.

Ma torniamo al mio compleanno, prenoto con amici al ristorante, una vera e propria villa. Varcato il cancello del giardino sulla soglia d’ingresso ecco lo staff. Entri e rimani affascinato dalla cucina a vista che si intravede in fondo al corridoio. Qui come api operaie lavorano sincronizzati i vari componenti della brigata sotto le direttive dello chef.
Eccolo lì, Philippe Leivellè, concentrato ad impiattare… è altissimo! (almeno rispetto a me! ahahaha).

Svoltato l’angolo d’ingresso ci troviamo nella sala principale. Tutto gioca sullo stile minimal e sui colori del bianco e nero che dominano la stanza. Pochi tavoli ben disposti e un vetrata (Bovindo) a dar luce. Noi ci sediamo proprio lì, vicino alla vetrata sul giardino che dona un sapore bucolico alla situazione. Giardino che viene utilizzato come dehor nel periodo estivo. Come sempre accade ottenuto il benestare, inizio a gironzolare, guardare, e scrutare ogni mossa. Mi muovo indisturbato finché non incontro lo chef e la sua seconda… Arianna Gatti. Mi sento già a mio agio, tutti cordiali, alla mano, staff giovane e composto prevalentemente da donne.

Bello, si si, pollice alto! Ci Piace!

Al tavolo dopo un breve consulto del menù ci buttiamo sulla scelta più ovvia: la degustazione, “Sapori e Colori“ con una piccola variante: alle 7 portate previste deve essere aggiunto uno dei suoi piatti più famosi, Il Risotto ai funghi e formaggi dolci. Devo provarlo!
Nel frattempo facciamo conoscenza anche della moglie Daniela responsabile di sala che in maniera professionale e simpatica accompagnerà me e i miei ospiti durante tutta la degustazione, dandoci aneddoti e consigli sui piatti.

Iniziamo con un’entrée composto da 3 assaggi: “Tacco ripieno di eglefino e fagiolini”, “Croccante di crema di parmigiano” e “Bignole di Bagoss”, un formaggio tipico della zona. Passiamo poi alle vere portate, iniziando con 4 antipasti. Il primo, “Alici nel giardino delle meraviglie”, è un quadro di verdure lavorate condite con una gelatina di acqua di pomodoro, maionese e pan d’acciughe sul fondo, accompagnato da una ghiacciata di Bloody Mary composta da sedano, pomodoro e vodka. Un’esplosione di colori e un’alternanza di sensazioni, contrasti e consistenze, passando dall’agrodolce al croccante, al cremoso, ed infine al sapido delle alici.

Il secondo antipasto invece è un suo cavallo di battaglia: #Volevoessereunpomodoro!!“, ovvero tartare di gamberi, bufala e gazpacho accompagnato da un sorbetto al basilico. Un piatto nato dapprima come aperitivo e poi diventato parte del menù. Un portata che mi ricorda una caprese moderna dove la sapidità si alterna alle punte acide del pomodoro, per poi rinfrescare e pulire con il sorbetto al basilico.

Si susseguono le altre 2 portate: “Lumache quasi alla bourguignonne” e “Insalata di quaglia: uova e soia”. Le lumache dalla cottura morbida sono servite con un crema di burro e prezzemolo, accompagnate da un croccante di aglio fermentato che non invade il palato, ma rimane lieve. Squisite. L’insalata invece si presenta dai toni grassi, nel senso più gudurioso del termine. Un quaglia laccata al miele dove le uova sono presentate in diverse cotture: in camicia, strapazzate al tartufo nero, sode e fritte. Il tutto condito con la soia a dare un lieve sentore acido.

Passiamo poi al primo “fuori menù” della degustazione, quello che aspettavo trepidante, “Il Risotto ai funghi e formaggi dolci”. La cremosità ingolosisce alla sola vista mentre viene versato nel piatto. Una portata che risulta ben studiata sia nella consistenza che nel gusto. Un sapore mai troppo spinto che si conclude con una vena erbacea che permane a lungo. Altro primo cremoso sono le “Farfalle con frattaglie di agnello e tartufo nero”, dal sapore deciso, intenso, dove il forte delle frattaglie emerge senza disturbare.

Le due portate successive sono i 2 secondi, entrambe a base di anatra e giocate su consistenze e temperature differenti. La prima è “Variazioni d’anatra”, ovvero un raviolo di sedano rapa affumicato con crema di anatra e speck e accompagnato da una coppa Martini con una gelatina di Picolit e crema di fegato grasso d’anatra affumicato. mentre la seconda è “Anatra confit con miele e pepe Sichuan” con aceto balsamico tradizionale e ciccioli di fegato d’anatra stessa.

Infine prima di passare al dolce arriva forse il legame più forte che richiama alle origini francesi dello chef: La carrellata di formaggi, tra i più ricchi nel panorama nazionale. Vengono avvicinati al nostro tavolo due carrelli stracolmi di formaggi, suddivisi in caprini, vaccini e stagionati. La varietà è talmente tanta che la scelta è imbarazzante.

Ma eccoci al famoso dolce, rinomato per essere il desiderio dei golosi.

Una montagna di gelato alla crema mantecato al momento e servita al tavolo a suon di spatola con cioccolato fondente a chiudere l’idillio. Seguiranno le piccole accortezze in veste di variegati dolci, che nonostante uno sia pieno non riesce dal trattenersi nell’assaggiare: Cannoncini alla crema, Meringhe con panna, Frittelle di crema, Frittelle di mela e cannella, Chiacchiere (lattughe).

Una degustazione impegnativa, che si conclude con l’arrivo dello chef Philippe e Arianna. E mentre la pancia ringrazia e il palato pure, ci intratteniamo nel parlare e scambiare battute e opinioni.  Affabile e sincero lo chef Philippe nuovamente ne approfitta per elogiare la sua brigata di donne, team vincente di un due stelle quasi tutto al femminile. La cucina ”Burrosa“, chiaramente influenzata dallo stile francese punta a sapori corposi, impattanti, dove prevale il gusto pieno, definito. Senza quelle sfumature spesso causa di incomprensioni o fuorvianti nel gusto. Qui la concretezza golosa dalla schiettezza chiara è l’elemento dominante.