Ristorante I Portici

Punteggio: 5s / 5
Prezzo (escluso bevande): 90 / 150,00 euro cad.

  • CHEF:Gianluca Renzi
    MEITRE: Oreste piacentini, Ivan Secondo
    SOMMELIER: Riccardo ricci
    CHEF THE RANG: Marco Sbailo

  • IPortici-menu-2022-bologna

Specialità consigliate

  • ANTIPASTO

    • Spigola marinata con curry verde, banana fermentata e basilico
    • Foie gras, mela, camomilla e grano saraceno
    • Zuppa imperiale con verdure di stagione e brodo di funghi
    • Gambero rosso, gazpacho crioestratto, mela verde e lattuga di mare

  • PRIMO

    • Raviolo d’anatra, spuma di patate, funghi e zenzero
    • Fagottelli 12 – 24 – 36
    • Fusillone “Felicetti”, mandorla, ricci di mare, seppia e prezzemolo
    • Riso “Acquerello”, sedano rapa fermentato, Madeira e tartufo nero
    • Spaghettone “Felicetti”, aglio nero di Voghiera, scampi e rucola

  • SECONDO

    • Animella, cicoria piccante, radici, fiori e senape
    • Capasanta alla brace, Kurozu Vermont e patate ossidate
    • Piccione “Casa Ceccatelli”, arachidi e neve al Lambrusco “Paltrinieri”
    • Rombo ai limoni di mare, asparagi e mandorle

  • DESSERT

    • Cioccolato croccante, caffè freddo e nocciola
    • Mandorla dolce e amara, cedro candito
    • Mela cocomerina, vaniglia e agrumi
    • Cocco, gelato di litchi, morbido al cioccolato bianco e rosa

Recensione della Cena del 20 Maggio 2022

A distanza di 3 anni siamo tornati nel ristorante stellato nel cuore di Bologna

Riconfermata la stella nel 2022 per la cucina del nuovo chef Gianluca Renzi.

I 10 anni dal grande Heinz Beck si sentono tutti, tecnica, grande padronanza negli accostamenti e degli ingredienti. Eleganza e pulizia alla vista e al palato. Un flusso di emozioni che si ripetono in ogni piatto dando vita ad una cucina fusion, ripercorrendo il gusto italiano, con particolare attenzione a quella bolognese e romana, e richiami all’oriente con la cucina thai in primis, speziata e piccante.
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Una cucina sartoriale, ma dal gusto pieno, giocata sui toni forti tra acidi, amari e piccante. Un saliscendi ammorbidito spesso dalla parte vegetale. Una cucina non piaciona fine a se stessa, ma appagante proprio perché intraprendente e dai sapori più rischiosi.

In dettaglio sotto le foto con la descrizione e le sensazioni al piatto.

L’Entrèe.

Iniziamo la degustazione con il ricordo di un “Pan Dorato“ (pane inzuppato nel latte e uovo e poi fritto) seguito da tanti piccoli amuse bouche che delineano già da subito una tipologia di cucina decisa, spiccatamente forte ma equilibrata, spaziando tra morbide e croccanti consistenze in un gioco continuo di sapori contrastanti.

In degustazione:

• Pan brioches, con creme fraiche e erba cipollina, uovo di salmone il tutto ricoperto dalla foglia d’oro. Accompagnato da kombucha di alloro
• Friggione (sfera rossa)
• Faccia di maialino: Crema di mortadella, Parmigiano pane pancola
• Parmigiano 36 mesi, impanato e fritto
• Bau con farcia di ragù alla bolognese, besciamella e semi di sesamo
• Mezzo macaron con barbabietola, crema all’aglio nero
• Crescentina con lardo, mostarda di zenzero uva e arance
• Pane morbido con leggera mostarda e verdure in carpione

Gli Antipasti

Iniziamo con due portate agli estremi, uno a base di pesce e uno con Foie Gras

Il primo è un Carpaccio di spigola leggermente marinata in un olio al curry verde. Al centro purea di banana fermentata, cetrioli marinati, chips di banane e peperone, olio alle erbe, germoglio di basilico.
La banana dona dolcezza contrastando la lieve e delicata sapidità della spigola giocando sul croccante e caramellato della chips. Mai provato il gusto della banana con il pesce, e direi che un’abbinata che ci sta alla grande! Già qui si percepisce la particolarità dei piatti studiati spesso con toni leggermente piccanti che ci accompagneranno in tutte o quasi le portate, giocando anche su picchi acidi e aromatizzati.

La seconda portata d’apertura è un “Petto d’oca marinato per 6 ore in un vino Porto di Madeira, sfere dalle 5 differenti spezie, salsa al miele e camomilla, gel di mela cocomerina e farro soffiato.“
Un Foie gras presentato in maniera minimal e super elegante, facilmente abbordabile anche per chi non ama i gusti intensi. Grazie alla combinazione di mela cocomerina (rivelazione!) e le sue drop assieme alla salsa di miele, il piatto risulta sempre fresco e dalle punte dolci. Le piccole drop marroni invece donano l’aspetto erbaceo e piccante al piatto.

Bis di Primi con un fuori menu a sorpresa

Parto con la mia descrizione iniziando dal piatto che mi è rimasto nel cuore…Solo questo vale tutto il viaggio!!
Fusillone Felicetti cotto in acqua di cozze su crema di mandorla e ricci, seppia morbida, seppia croccante prezzemolo e in aggiunta ricci di mare freschi.È immediato il rimando al mare con la forza del gusto dei ricci. la cremosità della mandorla e della polpa di ricci sul fondo contrasta con il fusillone al dente che assieme alla parte croccante dei tentacoli di seppia richiamano il classico fritto misto. Il prezzemolo contribuisce con la parte leggermente piccante così come l’acqua delle cozze a definire una spinta ulteriore ad un piatti già di per se fantastico.
Proseguiamo con un’omaggio all’Emilia e Bologna, un raviolo in chiave minimal: “Fagottelli 12 – 24 – 36”. Questi numeri stanno ad indicare le 3 tipologie di stagionature del Parmigiano Reggiano vero protagonista del piatto. La fresca pasta sfoglia dalla consistenza leggera racchiude una farcia liquida di Parmigiano 24 mesi, completata poi da una grattugiata di 36 mesi e acqua di Parmigiano 12 mesi. Al primo boccone si passa dalla consistenza ruvida della grattugiata, poi a quella liquida della farcia, dove ti esplode letteralmente in bocca il ripieno saporito, e infine si torna alla forma liquida della stagionatura 12 mesi in un saliscendi di sapidità differente.
Infine arriva un Fuori Menù, un piatto che lo chef vuole farci assaggiare ma non contemplato nella degustazione: “Risotto mantecato al Parmigiano 24 mesi, olio extra vergine, scampi, e pomodoro cotto in vaso cottura con basilico e aglio.” Un classico, ma in chiave gourmet, un flashback sensoriale che rimanda alla mamma o la nonna che cucina, un piatto dal profumo intenso di pomodoro fresco,  dall’aspetto cremoso, diretto, dove acidità e sapidità giocano a braccetto.

I Secondi

Quasi alla conclusione, ci lasciamo ancora stupire dalla mano e dalla creatività di Gianluca, che ci propone due seconde portate differenti:

Animella, cicoria piccante, radici, fiori e senape“e “Capriolo “Sant’Uberto”, indivia belga con frutti rossi, foie gras e tartufo nero, accompagnato da Bomba fritta salata con tartare di filetto, caviale italiano e maionese di senape leggera“.
Due piatti di carne da leccarsi i baffi. In entrambi la carne tenerissima si sposa con la parte vegetale e con toni in entrambi piccanti che rafforzano i contrasti tra gli ingredienti. Mentre nell’animella morbidissima si è pervasi dal profumo di brace, di affumicato che quando ti arriva al naso, scatena il gorgoglio dello stomaco, con il “Capriolo“ il gioco di consistenze è ancora più accentuato anche grazie alla sofficità dalla Bomba fritta, che spicca con la piccantezza della senape e la sapidità del caviale.  Così come i frutti rossi con la loro acidità e l’indivia con la parte vegetale si alternano al sapido deciso del sugo di fondo al quale è impossibile resistere portando il cliente alla famosa scarpetta.

Finale in Dolcezza

Chiudiamo in bellezza dopo 4 ore passate in totale relax, con 2 dolci degni di questa cena degustazione di altissimo livello:
Caffè, cioccolato, cardamomo, gianduia“ e  “Caramello di Saronno, bavarese, biscotto, mandorla amara e gelato al marzapane”
Uno, sempre giocando su differenti forme e consistenze, è chiaramente goloso, ma è l’altro, a mio avviso che stupisce, forse perchè meno accattivante  e scontato.
Più particolare viene per questo apprezzato maggiormente, per la sua complessità tra contrasti croccanti, morbidi, e cremosi, dove il dolce, si alterna all’amaro, dove  particolare menziona merita il gelato al marzapane rivelazione di questo finale in dolcezza.

Adesivo Consegnato allo Chef Gianluca Renzi

Recensione del 17 Febbraio 2019 – Chef Emanuele Petrosino 

Ebbene si il richiamo del tortellino è stato ancora una volta più forte di ogni cosa!

A Bologna per un week end di relax, ne ho approfittato per esplorare nuovi ristoranti…
lo so, non insultatemi, ma devo farlo, altrimenti come fate a sapere quali sono i migliori? Ah ah ah ah!

Comunque, come detto eccomi qui nel capoluogo emiliano, attirato dalla nomea e dai piatti visti sui vari social di settore, a provare il nuovo stellato I Portici. Un locale che nonostante il cambio cuoco è riuscito a confermare la stella anche quest’anno sotto la nuova conduzione dello chef Emanuele Petrosino. Ormai lo sapete, giro molto e visito diversi ristoranti, ed ogni volta parto con un idea e quasi sempre ci prendo, ma stavolta è stato diverso… immaginavo un cucina interessante ma mai avrei pensato di trovare piatti che mi sarebbero rimasti nella memoria classificandosi tra i migliori.

Ma partiamo dal principio…

Come sempre risolto il problema parcheggio mi avvio a piedi in cerca del locale con il fido navigatore. Mentre con il naso all’insù scruto i portici di viale indipendenza, eccolo qui! Ora ne capisco il nome, Ristorante I Portici, evidente no? Da fuori ne approfitto per vedere com’è dentro, come un bambino che si affaccia alla vetrina dei dolci… Mi sembra molto elegante, così mi decido ed entro.

In effetti è molto elegante, raffinato, e subito mi pervade la sensazione di un posto di gran classe. Accolti in maniera garbata, mi avvio alla sala, e qui lo stupore raddoppia. Bellissimo. Il locale è ricavato all’interno dell’ ex teatro Eden, un’antico caffè chantant del 1899. Vi sembrerà strano ma non mi informo mai più di tanto sulla location, mi piace farmi sorprendere dal momento. L’impatto lascia stupiti, sia per l’eleganza della struttura che per la bellezza del soffitto con affreschi in stile liberty. Altrettanto bello è il palco in fondo alla sala, sotto un’arcata imponente. In alto le balconate che richiamano chiaramente al teatro. Come se non bastasse sul palco è sistemato un bellissimo pianoforte ad un’arpa, che scopriremo poi essere suonata durante la cena, con le note del grande maestro Ennio Morricone. Romanticismo al 100%.

Ci sediamo e grazie anche all’illuminazione studiata ad hoc ci sentiamo i protagonisti della serata. Iniziamo aprendo le danze con un’entrée molto ricco e variegato di squisitezze, un tour dal sud al nord italia. “Crescentina con mora romagnola, Sorbetto ai piselli, Pane burro e alici, crema di peperone dolce e crumble di olive, Mezzasfera di carota, maionese di acciughe e zenzero, Cannoncino di zafferano con tartare di spigola, Piadina, culatello, stracciatella di bufala e pomodorino sott’olio”, “Finto Pomodoro: Rivisitazione della pappa al pomodoro, con ripieno di bufala e, pesto al basilico, Latte di bufala profumato al lime, glassato alla rapa rossa e gelatina alla mela verde, Gazpacho, squacquerone e foglia di carciofo.

A questo punto penso: “Se questo è il benvenuto usciremo praticamente rotolando“. Sbagliato!

Con il senno di poi siamo usciti soddisfatti ma non appesantiti. Comunque proseguiamo con la degustazione di 8 portate partendo da un’antipasto altrettanto spettacolare, “Insalata… di Mare scomposta“. Ovvero una composizione di 5 piatti di pesce rivisitati sia nella forma che nella combinazione. Piatti ricchi di gioia, con drop colorate, ossia gocce di salse varie a vivacizzare la presentazione, dalle acidità mai invasive, con giochi di spume, creme e chips a dare diverse sensazioni al palato. Un tuffo nell’inventiva dello chef lo troviamo nei piatti che seguono:

“Battuta di gambero rosso e mazzancolla, crema di bufala e melissa, Trancio di Palamita servita in acqua di cetriolo, finta maionese al limone, salicornia e chips di corallo, Tagliatella di calamaro marinata agli agrumi, maionese di arance e mandarino, Polpo arrosto, aria di lime, la sua salsa e carota croccante, Tartufo di mare in acqua di melograno e Melone Cantalupo“.

Segue un’altro antipasto, “Triglia alla Puttanesca”, farcita con ricotta di bufala, crumble di capperi e olive, pomodorino sott’olio, spinacino e patate accompagnato da tagliolino alla puttanesca con spuma di patate. Anche qui come in tutti i piatti che assaggeremo le acidità saranno sempre stoccate che non disturbano ma completano, caratteristica non facile da trovare solitamente. Forse sono io ma tutti i piatti a mio parere pur essendo ben definiti rispecchiano la timidezza caratteriale dello chef. Un modo di porsi pian piano ma ben chiaro. Le portate si avvicinano in punta di piedi per rimanere ben impresse sia al palato che nella memoria.

Continuiamo la nostra estasi, passando per 2 primi e 2 secondi altrettanto ottimi. Iniziamo con delicati “Ravioli di Plin ai Crostacei adagiati su Brodetto Romagnolo”, dall’essenze agrumate, dove bergamotto e lime in primis danno vivacità. Segue una “Linguina Aglio, Olio e Peperoncino, Cavolo Romano e Scampi”, che definirei le 3 C: Cremosità, Croccantezza, Colore.

Si passa poi ai secondi, prima con una portata di pesce anche qui scomposta e rivisitata, “Baccalà, Zucche e Tartufo” e poi alla portata di carne, una delle migliori mai assaggiate: Coniglio alla “Cacciatora”, un tuffo al cuore. Il Profumo avvolgente, la carne che si scioglie in bocca come foie gras, il fondo sapido a dare corpo… eccezionale.

Arrivati ai dolci, ci stupiamo di avere ancora spazio!

Così proviamo 2 dessert: “L’Agrume Totalitario“, e “l’Ora del Tea“. Il primo è una base di Crema di cioccolato bianco e lime, brunoise di mango e gocce di frutto della passione, polvere di arancia gelata e sorbetto di lampone con spugna di yogurt bianco. Il secondo è una reinterpretazione dello chef in una veste più campana che inglese dal nome “Afternoon Tea“. Una combinazione di 3 dolci composta da Biscotto di cioccolato fondente, zabaione e ricotta, Ricotta e pera rivisitata, con concassé di pera profumata alla grappa di camomilla e gelato di ricotta di bufala, infine un bicchiere di Idromele di pere e nocciole. Anche qui continua la voglia dello chef di scorporare, e ri-assemblare materie prime creando combinazioni sorprendenti, portando il cliente a giocare visivamente con le presentazioni dei piatti. La piccola pasticceria sarà il gran finale di una cena vissuta ad alti livelli.

La considerazione che ne viene è di una cucina raffinata e concreta nei sapori. Contrariamente a quanto si possa pensare non è opulenta, ma fondata su un utilizzo di materie prime solo italiane, ben lavorate e studiate negli accostamenti. I colori e l’eleganza, sono un’aspetto che all’occhio appaga molto, senza distoglierne la qualità reale. Tutto è ben studiato nella forma, nelle presentazioni, in modo che il cliente possa anche divertirsi visivamente.

Proprio una bella cucina quella di Emanuele Petrosino. Chapeau.