Project Description

Ristorante Sine

Punteggio: 5S / 5
Prezzo (escluso bevande): 70 / 100,00 euro cad.

  • Viale Umbria 126, 20135, Milano

  • +39 02 3659 4613

  • ORARI
    Pranzo: aperti solo il sabato, dalle ore 12.30 alle ore 14.30
    Cena: aperti da lunedì a sabato, dalle ore 19.00 alle 23.00

  • CHEF: Roberto di Pinto
    RESTAURANT MANAGER:Andrea Gaito
    SOMMELIER: Davide Impagniatiello
    CHEF DE RANG: Sabrina Fumagalli
    COMMIS DE RANG: Giuseppe Lionetti

    SOUS CHEF: Alessandro Mazzali, Tommaso whitby
    PASTRY CHEF: Giorgio Attanasio
    CHEF de partie: Nicolò Capone, Davide Bess
    CHEF PLONGER: lashanta sirwantaha💪🏼

Specialità consigliate

  • ANTIPASTI
    • Ostrica Kys al pisco Sour
    • Crudo di Ricciola, pancetta fatta in casa, timo Kumquat e zafferano
    • Carciofo alla giuda, cocco, gamberi rossi, caviale ed estrazione di mela verde
    • Parmigiana Espressionista
    • Tartare di anatra affumicata, midollo, mallo di noce e amaranto

  • PRIMI
    • Ravioli di ossobuco, salsa di riso Milano. Cremolada mediterranea
    • Mescafrancesca patate e astice
    • Pelusielli aglio olio e peperoncino, spuma di pecorino e calamari saltati
    • Fusilloni alla genovese di germano reale, caciocavallo podalico e tartufo nero
    • Risotto al negativo di Marchesi

  • SECONDI
    • Filetto alla Rossini, foie gras, amarene e puntarelle
    • Maialino, broccolo fiolaro, mostarda di zucca, resina di lentisco
    • Cotoletta di ricciola, sedano rapa in due consistenze, aglio nero e Mayo al pistacchio
    • Rombo scarola, colatura di alici e prezzemolo
    • Piccione, Babaganoush, melograno e ostrica

  • DESSERT
    • Babà tra sacro e profano: babà al Rum e gelato al pop corn
    • Eruzione di Limone
    • Tiramisù ai funghi
    • Tiè – “amuleto Napoletano“: semifreddo alla pastiera canditi e pasta frolla
    • Balsam/icon: gelato al fiordilatte e polline, more e aceto balsamico giusti 100 anni

Recensione

Eccomi qui finalmente poco prima di Natale a riscoprire un locale tenuto in stand by da più di 1 anno.
Era il 2019 quando a Milano per un evento assieme ad amici decisi in maniera fugace di provare per pranzo Sine Restaurant in zona porta Vittoria; andai istintivamente, senza sapere bene cosa aspettarmi, ma notando sul web i piatti e conoscendo di vista lo chef ne rimasi incuriosito.

Come dicevo sono passati 2 anni, e da allora dopo quella piacevole scoperta, mi ripromisi di ritornare con calma per godermi appieno la cucina moderna e dalle rivisitazioni campane di questo ristorante “gastrocratico“, come piace definirlo dallo chef. Un locale che arriva al sodo, all’essenza del gusto senza fronzoli inutili.

Lo chef Roberto di Pinto è un verace cuoco napoletano, dalla forte vena artistica e dalla battuta pronta. Come vedrete in ogni piatto c’è una componente estetica molto forte che richiama spesso a quadri creati dallo stesso chef ed esposti in sala.

Ma veniamo a noi, parliamo dell’esperienza, che vi anticipo già esser stata tra le migliori finora su Milano.

Arriviamo al locale, è un pranzo tra amici, e questo per me è sempre una gran cosa, perché mi permette di avere pareri diversi sui piatti che andremo a provare. Non sono in incognito chiaramente, perché lo chef mi conosce già. Ma ciò non toglie che come sempre sarò sincero sulla mia valutazione. Come si dice, anche le eventuali critiche o stonature servono a migliorare.

Comunque ci accomodiamo, e nell’atmosfera Natalizia si percepisce un locale super elegante. Atmosfera minimal-chic a tratti amichevole, grazie al personale professionale ma non serioso, dove il cliente non si sente in soggezione ma può scambiare anche qualche battuta. Un’eleganza insomma che ti si veste addosso senza infastidire.
Molto bello e di design con le scritte al neon che riportano frasi napoletane. Arredo moderno, con toni di colore tortora e nero, intervallati da elementi di colore arancio e rosso.

Mentre guardiamo il menù, Roberto, lo chef, esce in sala a fare i saluti e a consigliare qualche piatto storico. Così decidiamo per 2 degustazioni e 2 alla carta.

Iniziamo dalla parte spesso più difficile, il pane. In tavola arriva pane cafone, taralli piccanti e grissini. E già qui, si comprende il buon livello, dove la parte “panificazione“ è ottima.

Ecco quindi quasi in contemporanea, gli Amuse Bouche di benvenuto, composti da “Bignè craquelin al ragù napoletano“, “Lollipop di orata e marmellata di limoni e zafferano“, “Maialino di soffritto Napoletano e sablé al parmigiano“, “Panettone tostato, creme fraîche, composta di cipolla rosse e bottarga greca“, “Babà tostato burro e acciughe, e un sorprendenteBanana, pistacchio e caviale”. Tutto ottimo, godereccio, con sapori che esplodono in bocca. Ma quello che lascia stupiti più di tutti, è l’abbinata stranissima, banana e caviale, un mix di dolce-salato incredibilmente equilibrato.

Prima degli antipasti,

riceviamo un assaggio da condividere della sua famosa “Pizzetta Fritta, friarielli, palamita e basilico”, un peccato di gola morbidissimo. Ad ogni morso, i denti affondano nel soffice e ti ritrovi immerso in un binomio acido-sapido.
Il pomodorino fresco si alterna ai toni spinti della palamita, dove il croccante dolce della mandorla invece smorza leggermente i contrasti, giocando con la parte più vegetale dei friarielli, il tutto su un fondo cremoso al basilico.

Gli antipasti

sono composti da un crudo di pesce e un classico come la melanzana alla parmigiana, ma in chiave moderna.
Il “Crudo di ricciola, viene accompagnato da nocciola, timo, kumquat, pancetta fatta in casa e brodo di zafferano“, mentre La “Melanzana Espressionista“ è composta da Miso di pomodoro, sesamo bianco, parmigiano 80 mesi, velo di carbone vegetale, salsa basilico, salsa pomodoro e salsa mozzarella di bufala.

Il primo è un piatto Incredibilmente elegante. Fresco, leggero, ma un po’ sottotono rispetto al resto delle portate. Prevale il sapore dello zafferano ma manca a mio avviso di forza, di un guizzo acido. Acidità invece ben in risalto nel secondo antipasto grazie al miso di pomodoro. La melanzana risulta una portata dai sapori più intensi con toni piccanti e agrodolci, dove Il ripieno nascosto dalla buccia ricostruita con carbone vegetale risulta corposo e saporito, infine le salse che ne aumentano la golosità.

Spediti come un treno, ci prepariamo ai 3 primi,

nello specifico 2 di indole milanese: “Ravioli di ossobuco, salsa di riso milano, demi-glace e gremolada mediterranea“, “Risotto al negativo di Marchesi, mantecato in acqua e olio extravergine, con burro acido, parmigiano 30 mesi, pistilli di zafferano e polvere di caffè di verdure, con foglia d’oro sul fondo“ e il terzo tipicamente Napoletano, “Mescafrancesca Patate e Astice“.

Il primo è un tuffo nel mondo meneghino, con ripieno di ossobuco racchiuso in un raviolo bicolore dal cuore morbido, che sprigiona un tripudio di consistenze al sapor di zafferano. Il secondo è un omaggio al Maestro della Cucina italiana, un big bang di contrasti tra toni acido, amaro e sapido, in questo vortice cremoso dal tono grigio-bianco, ripreso anche nella tela appesa alla parete.

Il terzo invece è un piatto povero della tradizione campana, una minestra a base di pesce, dalla densità cremosa e avvolgente composta da differenti tipi di pasta.

Passiamo quindi al secondo con “Rombo alla mugnaia, salsa di prezzemolo e colatura di alici, bon bon di scarola e caviale d’aringa.“
La classica salsa alla mugnaia riprende vita in chiave “minimale“ accompagnando un rombo tenerissimo, che rinvigorisce grazie alla spiccata acidità donata dalle zeste di limone e la parte sapida alternata tra colatura di alici e caviale. Conclude il piatto la parte rinfrescante e vegetale della scarola che sotto forma di scrigno ripulisce il palato.

Infine quindi eccoci ai dessert.

Essendo in 4 riusciamo a provare praticamente quasi tutti i dolci in carta.

Il sottoscritto gusta uno scenico “Eruzione di Limone“ con gelato al limone, lemon curd, crema di more e cioccolato bianco, crumble al limone, meringa al lime, olio extravergine e gel di limoncello. Un dolce proposto all’interno di un cedro svuotato e presentato su una pietra con sotto azoto fumante che gioca su consistenze acide differenti.

Gli altri 3 dessert invece sono rivisitazioni divertenti e fantasiose di dolci classici.

Un babà giocato su toni dolce-sapido, “Babà tra sacro e profano“ con Babà bagnato al Rum, gelato di pop corn e pop corn caramellato, un tiramisù cremoso ai funghi e mascarpone. “Tiramisù funghi e caffè“ con caffè, mascarpone al marsala di Caroni, savoiardi imbevuti di infuso di funghi, champignon crudi, cacao e polvere di porcini ed infine “Tiè“, un amuleto dolce scaramantico, ovvero una pastiera napoletana rivisitata a semifreddo con ovis mollis e gel di arancia candita, dalla forma di un corno rosso anti jella.

Concludiamo quindi con caffè e come piccola pasticceria un panettone tostato con crema da accompagnamento.

Che dire se non che è stato un gran pranzo?

Lontano dalla Milano degli eccessi, qui l’apparenza lascia spazio al gusto profondo, dove i contenuti sono pieni di passione. La cucina è appagante, fantasiosa, golosa e divertente. Una cucina creativa, artistica, dalla forte identità Campana-mediterranea a tratti elegante e che spazia spesso tra Francia e Giappone in una chiave gourmet nuova.

Una conferma quindi a quanto provato precedentemente, ma stavolta con la consapevolezza piena di un gran locale.
Tornerò presto da Roberto di Pinto, perché sono stato proprio bene!

Adesivo Rilasciato Meritatamente!